Le chiavi e il giardino

         
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Eccomi quì.

La chiave nella toppa.

Il legno scricchiola sotto le dita.

Gocce di bianco e blu.

Quella porta non può che essere così.

Prima di entrare mi guardo intorno…

ok, via libera. Un respiro profondo e la chiudo alle mie spalle.

Il suo sbattere alza un nuvolo di macaoni turchesi e di uccellini che,

 svelti, si infilano tra le fronde degli alberi.

Mi sembra di sentirlo.

Il profumo della primavera attende sotto la coltre di neve.

Il profumo della primavera attende.

Ho impiegato così tanto a coltivare questo giardino.

Mi è costato fatica e lacrime.

Non puoi immaginare quanto.

Un tempo era bellissimo, sai?

certi angoli ancora lo sono.

In altri…

più di una volta il ghiaccio ha coperto tutto,

più di una volta il tempo si è fermato.

Più di una volta il lavoro di anni è stato spazzato via in pochi attimi.

Ma non ho mai smesso di piantare semi.

Infilo i guanti.

A volte penso di non averlo protetto abbastanza.

Mi chiedo se avrei potuto nasconderlo meglio, se avrei potuto non darne mai le chiavi.

Aprire a qualcuno la porta principale scordandosi di colpo i muri eretti a protezione, a monito.

Che cosa stupida.

Scordarsi che sono lì per un motivo.

Avrei dovuto capire che restano solo alcune copie di queste chiavi e che non vanno sprecate.

Date a persone che non le meritano.

Come quelle che hanno calpestato i fiori, che hanno sradicato gli alberi, che sono entrate con i bulldozer

e che hanno cercato di passare una colata di cemento armato sulla mia vita.

Persone che dicevano di volermi aiutare a piantare nuovi fiori,

 a coltivare questo posto e che, invece, hanno distrutto tutto.

Perfino il fuoco ha toccato questo suolo per causa loro.

 Quel fuoco che si lascia dietro solo briciole e silenzioso dolore.

L’edera si è fatta soffocante e la gramigna è cresciuta indisturbata.

Il cielo si è fatto improvvisamente scuro, come se i grossi nuvoloni neri lo avessero coperto per intero impedendo ai raggi del sole di arrivare fino a quì.

Fino a me.

In quegli attimi un freddo inreale mi ha ghiacciato le vene.

L’ acqua ha smesso di zampillare dalla fonte.

La terra, ferita, si è spaccata in piccole insanabili fatture.

Vedere il mio giradino così mi ha piegato sulle ginocchia.

E’ stata colpa mia, è tutta colpa mia.

Poi eccoti.

Un piccolo segno.

Il più grande di tutti.

Il mio cuore è sempre stato una fenice.

E le fenici si sa, rinascono dalle loro ceneri.

Sposto la neve con le dita.

Eccoti quì.

Piccolo, piccolissimo germoglio.

Soffio forte sulle nuvole e lascio che il sole disinfetti le ferite.

Riprendo a scavare, a piantare, a curare il mio giardino con la sola cosa che ho.

L’amore.

Forse non sarai mai il fiore più bello di questo giardino ma per ora sei il mio miracolo personale.

Senza neppure saperlo hai fatto qualcosa di grande per me.

Io ora so che questo posto può rifiorire.

Tu sei la prova che il mio cuore non ha smesso di battere.

Che questo ghiaccio potrà sciogliersi

e che la morsa del freddo smetterà di farmi sentire perennemente il mare di inverno.

Richiudo la porta di legno.

-Moon-

Le chiavi e il giardinoultima modifica: 2010-02-04T02:33:00+01:00da moonfairy@v
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